Legge 231/01 ETICA IN AZIENDA

06/04/2010

La legge 231/01 in Italia delinea i comportamenti virtuosi a cui le aziende devono fare riferimento. In breve la norma introduce una terzo genere di responsabilità, tra quella penale e quella civile – di fatto penale – in relazione agli atti compiuti dagli amministratori di una società e, quindi, dalla società stessa, che non conformano comportamenti etici. Il D.Lgs. 231/01 introduce per la prima volta nel nostro ordinamento l’obbligo di dover rispondere in quanto persona giuridica per i reati commessi all’interno della propria struttura La norma definisce, quindi, la necessità della previsione di un modello organizzativo cui faccia seguito l’adozione del cosiddetto “Codice Etico”. Adozione questa che, pur non costituendo un obbligo imposto dalla legge, rappresenta indubbiamente un’opportunità offerta dalla legge stessa al fine di escludere la responsabilità dell’ente/società.

Scarica il testo integrale del D. Lgs 231/01


Gli atti del convegno

23/03/2010

Venerdì 19 marzo si è svolta a Udine la prima sessione del seminario di alta formazione professionale organizzato dall’UCID in collaborazione con il Centro Cardinale Siri di Genova.

Dopo i saluti del Presidente UCID di Udine, Antonio Maria Bardelli, e del Presidente Regionale UCID, Giampaolo Centrone, ha preso la parola Piergiorgio Marino e il prof. Giorgio Donna. 

Piergiorgio Marino, Presidente del Centro Cardinale Giuseppe Siri, ha illustrato gli obiettivi e le attività del Centro le cui finalità, che fanno risalire alla coscienza e alla natura morale personale la formazione della responsabilità sociale d’impresa, sono fondate sulla prioritaria dimensione della dignità della persona. Già dodici aziende, delle sedici che aderiscono al Centro Siri, applicano il Modello UCID e testimonieranno le loro concrete esperienze nel corso dei prossimi due incontri. 

Albero Nuova Visione UCID della RIBC

Il Centro Siri

COLLEGAMENTO TRA LA VISIONE UCID E L’ENCICLICA CARITAS IN VERITATE

Il prof. Giorgio Donna, docente di Strategia e Finanza al Politecnico di Torino, ha introdotto efficacemente il Modello UCID declinandone i principi e le metodologie che lo connotano. Il Modello UCID rappresenta uno schema di indirizzo e valutazione della gestione etica dell’impresa oltre che un insieme di linee guida culturali-comportamentali.

In particolare tale schema è declinato in “valori“, ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa, ed in particolare all’Enciclica Caritas in Veritate; “impegno personale” per lo sviluppo sostenibile, valorizzando i talenti di tutti; “risultati” da creazione di valore economico-sociale per tutti; “rendicontazione” attraverso la condivisione dei risultati da parte di tutti.

Ulteriori riflessioni riguardano “Etica e scelte aziendali nel Dodecalogo dell’economia” il cui obiettivo è definire un nuovo “Global Legal Standard” per l’economia e la finanza mondiale, che miri ad una convergenza condivisa al massimo da strutture legali internazionali. 

IMPRENDITORIALITA’ E BENE COMUNE

Etica e scelte aziendali

In conclusione Monsigor Andrea Bruno Mazzocato ha sottolineato i collegamenti tra la visione UCID e l’enciclica Caritas in Veritate concentrandosi sui temi della solidarietà e sussidiarietà.

Scarica l’articolo del  Messaggero Veneto 30 marzo 2010.


ETICA E CARITAS IN VERITATE

15/03/2010

Continuiamo a notare, opportunamente, una grande ansia di richiamare esigenze di etica e di fare proposte di nuovi modelli di capitalismo. Temo però che grandi soluzioni con questo approccio giuridico economico sul capitalismo o sulla responsabilità sociale dell’impresa non si troveranno. Soluzioni vere si produrranno solo se si hanno idee e progetti per cambiare l’uomo anziché gli strumenti. E questo non è un mestiere da giuristi, economisti, sociologi o filosofi. Io penso che sia piuttosto un mestiere da “buoni preti”.

Sarò provocatorio, ben conscio di proporre considerazioni che non saranno condivise. L’uomo non è stato creato perché lavorasse. L’uomo è stato creato anzitutto perché pensasse. Se l’uomo non pensasse prima di lavorare, lavorerebbe senza pensare e non darebbe senso al suo lavoro. La dignità dell’uomo non sta nel lavoro, sta nel pensiero precedente al suo lavoro (la famosa canna pensante di Pascal). Se l’uomo ha un pensiero vero, forte e maturo, il suo lavoro ne trae beneficio. Con conseguenze evidenti sui modelli di capitalismo migliori.

Il capitalismo e l’impresa sono solo strumenti, inutile pretendere che siano loro “etici”, etico sarà solo il comportamento dell’uomo che li usa. Inutile però pretendere dall’uomo che li usa che lo faccia dando loro un senso etico se il pensiero dominante esclude che la vita umana stessa abbia un senso. Se non ha senso la vita, neppure si può pretendere che l’abbiano gli strumenti. Così torniamo al mestiere del “buon prete” che indirettamente influenza l’azione economica, coltivando nell’uomo la Verità e la visione del bene.

La crisi economica in corso, cui continuiamo a far riferimento, non è pertanto nel modello di capitalismo adottato, è nelle idee, nel pensiero dell’uomo di questo secolo, che si trasferisce inesorabilmente nel comportamento e nell’azione economica. Non va rinnovato pertanto il modello di capitalismo, va rinnovato l’uomo. Come? Penso che non si debba aver più paura di parlare di morale vera discutendo argomenti economici. La morale non mette mai in discussione il funzionamento di modelli economici leciti poiché sono mezzi. La morale si occupa solo dei fini, ma la morale ha un fondamento su verità considerate assolute, altrimenti diventa una morale secondo le mode, mode che sono prodotte dalle infinite libertà che l’uomo ha. Da una parte si pretende che solo queste libertà, a priori, possano produrre la scoperta di una verità. Dall’altra parte si crede che solo l’accettazione della Verità produca libertà responsabili.

Se è vero che la possibile moralizzazione dell’economia debba passare attraverso laresponsabilizzazione delle persone che operano in economia, è indispensabile chiarire a quale responsabilizzazione morale facciamo riferimento. Se si è liberi di averne tante, sarà difficile convergere nel mondo globale su un criterio universale di morale comportamentale del capitalismo o di responsabilità sociale dell’impresa. Quale morale, quale responsabilità? Max Weber distingueva tra morale di responsabilità e morale di convinzione personale. Ma come si può aver vera responsabilità delle proprie azioni se non ci si crede, se non se ne è convinti? E come può questa convinzione esser stabile se non ha un riferimento assoluto?

Per queste ragioni credo che, invece di lasciar libera l’immaginazione alla scoperta di capitalismi adatti al mondo globale, sia più urgente ascoltare le parole del pontefice su come si deve rinnovare l’uomo. Studiando l’enciclica Caritas in veritate, magari con l’aiuto del famoso “buon prete”, piuttosto che di un economista o sociologo supponente. Credo che sia ora di tornare a fare un po’ di buona e vera morale come si faceva una volta, magari con più esempio e meno autorità, ma negli ultimi tempi si è esagerato nel contrario, abdicando al proprio ruolo, arrivando a confondere persino il ruolo stesso della morale, lasciandola subordinare a ogni moda culturale soggetta a continue evoluzioni, volendo mostrare apertura a morali adeguate ai tempi. Arrivando però a promuovere strumenti totalmente autonomi dalla morale stessa, come l’economia e conseguentemente l’uso del modello capitalistico.
Nella storia molti pensieri economici si sono sviluppati progressivamente sempre più indipendenti da criteri morali, ora sono i modelli di competizione globale che impongono una forma di relativismo morale in economia. Vedremo presto i risultati di come tali modelli, fondati soprattutto su differenti visioni della dignità della persona, competeranno sui mercati. Proprio per questo credo che la morale oggi non debba farsi intimidire dall’arroganza dialettica degli antimoralisti. Non si deve permettere che si continui a concedere alla morale cattiva di scacciare quella buona. Come hanno peraltro riconosciuto negli ultimi due anni tutti, pronti magari a dimenticarsene presto.

Ora siamo di fronte a tempi di austerità forzata, almeno nel mondo occidentale, ed è necessario aiutare l’uomo a riconquistare il controllo dell’economia aiutandolo a capire che la morale applicata in economia produce effetti più positivi e migliora i vantaggi competitivi. Nel frattempo è bene riflettere su quanto scrisse uno dei maggior pensatori del 900, Jean Guitton: «Si possiede interamente solo ciò a cui si è rinunciato ». È evidente il perché, se non possiamo rinunciare a qualcosa significa che quella cosa possiede noi. E questa è la storia vera degli errori fatti nell’uso dello strumento capitalistico: se non impariamo a dominare gli istinti e le pulsioni queste domineranno noi. Ecco l’esigenza del famoso “buon prete”, che spero debba lavorare molto intensamente nei prossimi tempi…

[articolo tratto da Il Sole 24 Ore 11 marzo 2010]