Il rating etico diventa legge dello Stato

Il rating etico entra di fatto nelle leggi italiane. L’articolo 5 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 – decreto legge sulle liberalizzazioni del Governo di Mario Monti (in Supplemento ordinario n. 18/L alla Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 19 del 24 gennaio 2012), coordinato con la legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, è titolato «Rating di legalità delle imprese».

Ma il concetto, nel testo della norma, si allarga, in quanto l’obiettivo diventa quello di «promuovere l’introduzione di principi etici nei comportamenti aziendali».

La ratio, fortemente spinta da Confindustria, era quella di creare una meritocrazia nei confronti del credito bancario. Da qui il concetto di legalità. Il passo è andato oltre, introducendo meriti di natura etica e comportamentale, «anche in rapporto alla tutela dei consumatori». L’obiettivo è quello di premiare, ma anche quello di disincentivare atteggiamenti scorretti. Mettendo in palio, appunto, una maggiore o minore facilità di accesso al credito bancario. Ma anche la concessione o meno di finanziamenti pubblici.

A decidere i criteri di costruzione e applicazione di questo rating sarà l’Antitrust, in raccordo con i ministeri della Giustizia e dell’Interno. Potrebbe essere una grande occasione per chi si occupa da anni di etica aziendale, sostenibilità e governance per avanzare consigli e veder riconosciuti formalmente principi che troppo spesso rimangono privi di forza coercitiva.

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