Be strategic in your giving

Il mondo anglosassone della filantropia, che almeno in fatto di organizzazione e professionalità ci distanzia di molte lunghezze, ha trovato le parole giuste per dirlo: «Be strategic in your giving», sii strategico nel donare. Anche in Italia, a Milano, è nata la prima struttura di «philanthropy advisory» da una società di consulenza di Tiziana del Vecchio e Paola Pierri. Nome nel profit e non profit, Pierri è stata la prima banchiera d’ affari italiana, come direttore generale di Unicredit Banca Mobiliare negli anni della finanza ruggente, passata poi alla presidenza della Fondazione Unidea, la struttura voluta dall’ amministratore delegato Alessandro Profumo per i programmi di intervento sociale. «La filantropia è un pezzo particolare di mercato che è in forte movimento, anche in Italia» Pierri, secondo la quale soffia anche da noi «un vento nuovo, un pensiero nuovo» e spuntano «attori nuovi» che potrebbero spingere finalmente i grandi capitali familiari e aziendali verso iniziative «più strategiche, strutturate, redditizie dal punto di vista del ritorno sociale». A favore della nuova filantropia giocano «l’ aumentata sensibilità», e l’ effetto contagio, «piaccia o meno le iniziative di Bill Gates hanno avuto un grande impatto planetario» e non ultimo, «il dialogo con il mondo del profitto». Tanto che sono le stesse aziende a «utilizzare un pezzo di se stesse per dar vita a una fondazione non profit». Queste ultime si sono moltiplicate in Italia negli ultimi anni anche se il numero, 150 circa, resta assai contenuto rispetto al numero di imprese e famiglie potenzialmente interessate, che si calcola in almeno tre/quattromila. […] Cosa può fare dunque il filantropo che sente il dovere di intervenire sui bisogni della società? Regalare il dipinto alla pinacoteca locale o l’ ambulanza al più vicino pronto soccorso, come si sarebbe fatto qualche anno fa e come in tanti continuano a fare, «può non essere la soluzione più efficace», secondo Pierri che suggerisce di «guardare a modalità nuove di intervento che siano motore di produzione di beni sociali, di innovazione, non solo semplici donazioni». Gli esempi? «La collaborazione tra pubblico e privato per la formazione, il collegamento con la scuola, la partecipazione con equity, capitale, alle imprese sociali. Nella sanità e sul territorio c’ è sempre più bisogno di assistenza, dignità e valore».

Leggi tutto l’articolo sul Corriere della Sera

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