L’Università italiana e la formazione all’ETICA

L’Università italiana è rimasta per molto tempo quasi impermeabile al dibattito sui rapporti tra etica ed economia sviluppatosi agli inizi del secolo scorso in ambito scientifico internazionale. Né l’accademia né l’ambiente culturale italiano accettavano che l’etica e le sue applicazioni alla sfera delle politiche pubbliche, delle professioni, dell’economia e dell’impresa fossero parte della discussione pubblica, senza alcuna implicazione di tipo confessionale. La situazione è cambiata nel corso degli anni più recenti per effetto della pressione esercitata da cambiamenti esterni al mondo accademico; la globalizzazione dei mercati, la crisi dei meccanismi di governance delle imprese e dei mercati finanziari, le domande sul rapporto tra impresa e società hanno contribuito a riportare l’attenzione sul tema della responsabilità sociale d’impresa. Al giorno d’oggi non è difficile trovare nelle facoltà di economia, di giurisprudenza, di filosofia o di scienze sociali delle nostre Università dei corsi interamente dedicati all’etica economica e alla CSR.

EconomEtica ha condotto un’indagine sulle iniziative formative delle Università legate all’Etica economica, alla CSR e all’Economia del non profit sia relativamente a singoli insegnamenti, sia in relazione a corsi di studio (master e lauree magistrali) da cui in estrema sintesi è emerso che in Italia sono attivi:

35 insegnamenti in Etica economica, etica degli affari o CSR

16 insegnamenti dedicati al No Profit

2 corsi di laurea

1 laurea specialistica dedicata alla CSR

4 lauree specialistiche dedicate al No Profit

10 master sulla CSR

12 master in Economia del No Profit

Sulla base dell’analisi dei risultati complessivi emersi, EconomEtica quale centro interuniversitario che rappresenta la quasi totalità del mondo universitario italiano (24 università) impegnato su questi temi, ha ritenuto fondamentale operare per una qualificazione e un consolidamento di questo campo interdisciplinare di studi avviando a garanzia della qualità dei curricula e dell’insegnamento una discussione per la definizione di criteri di eccellenza condivisi. Di certo per consolidare questo movimento e far crescere la riflessione su questi temi è necessario non ridurre la formazione in tema di etica economica e responsabilità sociale di impresa a una semplice acquisizione di capacità tecniche, talvolta legate alle mode. La formazione universitaria non serve, ad esempio, a preparare esperti di “bilancio sociale”, bensì a formine un nuovo approccio al governo e alla gestione delle imprese e delle organizzazioni economiche (ad esempio: approccio degli stakeholder, sia normativo che strategico) e una consapevolezza della dimensione etica di tutte le attività economiche e professionali e dei criteri per la presa delle decisioni. E’ evidente la necessità di una solida interdisciplinarietà, basata non su generici accostamenti, ma sul dialogo effettivo tra settori specialistici di varie discipline che hanno identificato temi e problemi di ricerca comuni. Solo questa può offrire la comprensione e una capacità di affrontare i meccanismi fondamentali delle decisioni di governo in organizzazioni e istituzioni economiche complesse, coinvolte in relazioni multi-stakeholder, che non sia caduca, anche di fronte al cambiare delle tecniche.

(tratto dal blog di Idea360)

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